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Archivio Maggio 2006

ULTRAS SANREMESE….ecco la storia

31 Maggio 2006 Commenti chiusi


?I PRIMI ULTRAS A SANREMO SI FANNO NOTARE VERSO LA FINE DEGLI ANNI ?70,QUANDO UN GRUPPO DI VOLENTEROSI DECIDE DI OCCUPARE LA PARTE SUPERIORE DELLA GRADINATA DIETRO LO STRISCIONE ?COMMANDOS?.SONO GLI ANNI DEI DERBY INFUOCATI CON IMPERIA E SAVONA,CON LA SAREMESE CHE BAZZICAVA LA SERIE D.

IL SALTO DI QUALITA? DEL TIFO BIANCOAZZURRO SI HA NELLA STAGIONE ?77/?78 QUANDO,GRAZIE ALLA COSRUZIONE DELLA NUOVA CURVA E IL RIPESCAGGIO IN C2,SI SCATENO? L?ENTUSIASMO DELLA TIFOSERIA.NEL CAMPIONATO SUCCESSIVO SI VIDE UNA PIMPANTE SANREMESE E I COMMANDOS PROTAGONISTI, ANCHE SUGLI SPALTI.

I TIFOSI BIANCOAZZURRI PARTECIPARONO A TUTTE LE TRASFERTE,COMPRESA QUELLA DI OLBIA,PIONIERISTICA PER QUEI TEMPI.

INCIDENTI A CARRARA E SAVONA.

SULL?ONDA DELLA PROMOZIONE IN C1 E IL QUARTO POSTO IN C1 NEL ?79/?80,IL GRUPPO RAGGIUNSE IL SUO MASSIMO GARANTENDOSI COSI? UN BUON MOMENTO FINO ALLA STAGIONE ?83/?84,QUANDO I COMMANDOS SI SCIOLSERO PER LASCIARE IL POSTO AGLI ULTRAS,GRUPPO DALL?ETA? MEDIA ASSAI GIOVANE CHE SI RITROVAVA PRESSO IL BAR CRISTALLO.

NELLA META? DEGLI ANNI ?80 IL TIFO SANREMESE SCENDE A BASSI LIVELLI.LA CURVA VIENE DICHIARATA INAGIBILE E GLI ULTRAS RAGGIUNGONO IL LORO MINIMO STORICO.

L?ANNO SUCCESSIVO LA SQUADRA E? UN DISASTRO E LA SOCIETA? FALLISCE ,RIPARTENDO DALLA TERZA CATEGORIA.DA QUEL MOMENTO IL GRUPPO DECIDE DI SCIOGLIERSI E SOLO ALCUNI TIFOSI CONTINUERANNO A LIVELLO INDIVIDUALE A SEGUIRE LA SANREMESE.

IL TIMIDO TENTATIVO DI RICOSTRUIRE GLI ULTRAS E? STRONCATO DA UNA INFAMANTE CAMPAGNA DELLA STAMPA DOPO GLI INCIDENTI DI SANREMESE-PRO VERCELLI NEL ?93/?94.UN BAMBINO DI 13 ANNI.IN QUELL?OCCASIONE,VENNE TROVATO IN POSSESSO DI UN COLTELLO A SERRAMANICO E GLI ULTRAS VENNERO ACCUSATI DI ARMARE I MINORENNI.

NEGLI ANNI DI ECCELLENZA I TIFOSI SI ORGANIZZANO PER I DERBY CON L?IMPERIA,PER RICOSTITUIRSI DEFINITIVAMENTE NEL ?96,ANNO IN CUI SI VERIFICO? UN CASO PIU? UNICO CHE RARO NEL MONDO ULTRAS:SUCCESSIVAMENTE ALLE INTEMPERANZE CREATE DAI TIFOSI SANREMESI CHE COSTARONO ALLA SOCIETA? 25 MILIONI DI MULTA,I DIRIGENTI INVITARONO LA POLIZIA A DIFFIDARE ALCUNI ESPONENTI DEL GRUPPO ,CONSEGNANDO ALLE FORZE DELL?ORDINE,I NOMINATIVI STESSI.

DALLA DEFINITIVA RIFONDAZIONE AVVENUTA NEL ?96/?97 FINO AD OGGI,GLI ULTRAS SANREMO,SALVO LA STORIA DELLE DIFFIDE,HANNO CERCATO CON MOLTI SACRIFICI DI GARANTIRE UNA PRESENZA DIGNITOSA,COMPRESA LA STAGIONE IN CORSO(?99/?00) DOVE E? STATO TOCCATO IL TETTO DELLE 21 DIFFIDE,RECORD ASSOLUTO PER LA TIFOSERIA MATUZIANA.?

(un ringraziamento particolare a Bacan che ha reperito l’articolo)

Come ben sapete ora sulle gradinate ci sono 2 gruppi ultras , noi della Ng(dal dicembre ’04) e i Kaos(nati ufficialmente nel 2003) ,che possono contare sulla giovane e numerosa sez. Arma. Infine citiamo la presenza del club ‘Irriducibili’ che può contare numerosi tesserati una sede propria.

dal 2005 si sono aggiunti alla gradinata 2 piccoli club: Club Fedelessimi ”Gianni Borra” e Bruzader(i quali non si sono ufficialmente sciolti ma non appendono lo striscione da diverso tempo).

fonte … http://www.nuovaguardiasanremo.tk/

L’ULTRAS…momento culturale

31 Maggio 2006 Commenti chiusi


“MERSEY BOYS”

Nicky Allt era un teenager squattrinato del rude distretto di Kirby, uno dei tanti sobborghi dove erano state trasferite migliaia di famiglie di Liverpool. L’ambiente ancorché bucolico era molto violento, e gli skinheads si scontravano con altre mobs di aree confinanti. Nicky ambiva a qualcosa in più del classico menù a base di disoccupazione, droga e impari opportunità che sembrava venir offerto alle masse di giovani annoiati e alla fine degli anni settanta questo significava dedicarsi passionalmente a vestiti, musica e Liverpool FC. Si è ben presto unito a una crew di giovani scallies che vestivano e parlavano differentemente e che alla partita non si piazzavano nel Kop ma nella Anfield Road End, a contatto con i pochi tifosi ospiti che si arrischiavano a visitare uno fra gli stadi più a rischio. Tagli di capelli e frammenti di look rubati alla scena new wave, abbinati all’esplosione dello sportswear avrebbe dato vita a quello che (una volta arrivato a Londra) sarebbe stato etichettato come fenomeno casual, anche se a Liverpool si parlava di smoothies e non di casuals. Erano uno strambo campionario di drittoni, manoleste e picchiatori, per loro ogni divieto d’accesso era una sfida e ogni cartellino del prezzo una barzelletta. Ben presto si sono ritrovati “on the road”, anche perchè l’autostrada era dietro casa e ogni volta che il LFC giocava in trasferta l’autostoppismo militante presidiava in massa lo svincolo di Haydock. Una volta imparato come utilizzare treni e navi senza l’obbligo di pagare un biglietto i confini si sono aperti come d’incanto. Saltavano all’occhio ovunque andassero, per i vestiti certo ma soprattutto per quella tipica arroganza Scouse. I Reds conquistavano l’Europa e le trasferte dei Road Enders sarebbero entrate nella leggenda. Hanno attraversato in lungo e in largo il Continente con le loro borse Adidas e praticamente senza soldi, divertendosi, rubando, facendo a botte ed entrando in qualsiasi stadio senza pagare.

FONTE….ultras fondi

Domenica 28 maggio 2006: Bari-Triestina h 15.00 p.m.

31 Maggio 2006 Commenti chiusi


Ultima trasferta per questa stagione. Si parte con il treno il sabato sera, e per fortuna preso subito sonno ci pare di arrivare a Bari in un attimo. Arrivati a destinazione veniamo accolti e omaggiati di birra e cibarie varie. Settore ospiti in pieno sole, tantè che alla fine quasi tutti risulteranno con l’insolazione. Ritorno in serata, viaggio massacrante e via a lavorare.

fonte ..i mitici di IN ALTO LE PINTE
Riferimenti: ALMENO SI DORME…..

ULTRAS …. GIRONE F….QUARTA PARTE.chiaramente visti da me

30 Maggio 2006 4 commenti


CAGLIESE…SANGIUSTESE..SANSEPOLCRO…REAL MONTECCHIO ..PERGOLESE…GROTTAMMARE

QUI ULTRAS NON PERVENUTI
UNICI PRESENTI ALMENO IN CASA E CON STRIUSCIONE
SONO QUELLI DEL SANSEPOLCRO
NULLA DI CHE SOLO
ANZI NE CANTANO NE BATTIMANI

MA ALMENO ESPONGONO LO STRISCIONE

29 MAGGIO 1985…IO NON VI DIMENTICHERO MAI

30 Maggio 2006 1 commento


SENZA FARE PROCESSI VISTO CHE SON PASSATI 21 ANNI
VOGLIO SOLO RICORDARE I NOSTRI FRATELLI ULTRAS CHE OGGI NON CI SON PIU’

Rocco Acerra (29)
Bruno Balli (50)
Alfons Bos
Giancarlo Bruschera (21)
Andrea Casula (11)
Giovanni Casula (44)
Nino Cerrullo (24)
Willy Chielens
Giuseppina Conti (17)
Dirk Daenecky
Dionisio Fabbro (51)
Jaques François
Eugenio Gagliano (35)
Francesco Galli (25)
Giancarlo Gonnelli (20)
Alberto Guarini (21)
Giovacchino Landini (50)
Roberto Lorentini (31)
Barbara Lusci (58)
Franco Martelli (46)
Loris Messore (28)
Gianni Mastrolaco (20)
Sergio Bastino Mazzino (38)
Luciano Rocco Papaluca (38)
Luigi Pidone (31)
Bento Pistolato (50)
Patrick Radcliffe
Domenico Ragazzi (44)
Antonio Ragnanese (29)
Claude Robert
Mario Ronchi (43)
Domenico Russo (28)
Tarcisio Salvi (49)
Gianfranco Sarto (47)
Amedeo Giuseppe Spalaore (55)
Mario Spanu (41)
Tarcisio Venturin (23)
Jean Michel Walla
Claudio Zavaroni (28)

1985: la tragedia di Bruxelles. 39 morti per Juve Liverpool
L?Heysel e la coppa maledetta
?Ma quella sera si doveva giocare?
di Maurizio Crosetti

LA PARTITA
Vittoria su rigore inesistente

La Juventus vinse la sua prima Coppa dei Campioni, dopo due finali perdute, grazie ad un rigore inesistente fischiato dall?arbitro svizzero Daina al ?57. : Boniek fu infatti atterrato nettamente fuori area. Platini si incaricò della trasformazione. La formazione schierata da Giovanni Trapattoni era questa: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi, Platini, Boniek. Nelal ripresa entrarono anche Prandelli e Vignola.

?Quando muore il trapezista entrano i clown? disse Platini. La difesa di Boniperti.
LA SQUALIFICA
Inglesi banditi per cinque anni

Dopo l?Heysel le squadre inglesi furono bandite dalle competizioni internazionali per 5 ann. Sul sito del Liverpool Dalglish dice ?i tifosi della Juve non avrebbero dovuto tirare pietre, quelli del Liverpool non avrebbero dovuto reagire così. Non perdono l?azione dei nostri tifosi ma è difficile non reagire quando ti tirano i proiettili?. Ricostruzione falsa : furono gli Hooligans del Liverpool ubriachi a invadere la curva juventina provocando la strage

di Maurizio Crosetti

La Juventus si avvicinò alla finale di Bruxelles ovattata in un?atmosfera svizzera. Sette giorni di ritiro a Ginevra, gli allenamenti su un prato che sembrava dipinto col pennarello tanto il verde era netto e nitido, e ogni filo d?erba sembrava fatto a mano. Un mattino arrivò una comunicazione : il principe Emanuele Filiberto avrebbe tanto voluto salutare i giocatori. Il principe era un bambino biondo, rispetto a oggi non viaggiava, non parlava, non guidava moto d?acqua, non pubblicizzava cetrioli e nessun comico lo imitava. (il giornalista si riferisce al 2003 quando i Savoia rientreranno in Italia, ndr Solegemello). Ma il contesto parve ugualmente buffo. Calciatori, dirigenti e giornalisti vennero caricati sui torpedoni e condotti alla residenza dei Savoia, dove li attendeva un bambino con zazzera pettinata da un lato e la giacca blu abbottonata fino al colletto alla coreana. Tutti gli strinsero la mano, in fila, una manina bianca e fredda. Alla fine, un funzionario della Real Casa consegnò a tutti i presenti un dono prezioso: la fotografia autografa del bambinello.
L?aria era fresca e dolce. Attorno al lago di Ginevra piroettavano le papere, e quello era più o meno il clima mentale della Juventus : gioiosa, consapevole, rasserenata, niente a che vedere con le due lunghissime vigilie che precedettero le sconfitte di Belgrado ed Atene.
?Il Liverpool era forte, ma noi sapevamo di poterlo battere?, ricorda Platini. ?Ci eravamo già riusciti a Gennaio, al Comunale di Torino, quando si giocò col pallone rosso dopo un?incredibile nevicata. Boniek fu magnifico, quella sera. Due a zero per noi e doppietta di Zibì, così vincemmo la Supercoppa. Alle dieci di mattina del 29 maggio 1985, la Grande Place di Bruxelles era già una moquette di vetri spezzati. Gli inglesi bivaccavano, molti dormivano usando come cuscini i cartoni di birra, scatoloni ormai mezzi vuoti dopo una lunga notte di bevute e pisciate, e le bottiglie scolate venivano lanciate in terra come bombe a mano, oppure in aria, per gioco. ?Prima di mezzogiorno facemmo il sopralluogo allo stadio e ci mettemmo le mani nei capelli : era vecchio, decrepito, e pareva un cantiere. C?erano legni dappertutto, sembravano clave?, ricorda Giampiero Boniperti. Non è vero che lui abbia pensato solo alla coppa, alla vittoria, alla bacheca. ?Io li ho visti i morti, tutti in fila all?obitorio come in guerra. Me li ricordo i Casula, papà e figlio, uno vicino all?altro. Me li ricordo tutti. E non volevo giocare: mi dissero che non si poteva, che altrimenti sarebbe stato un disastro anche peggiore?.
Il cielo dietro il settore Z era color aranciata, e pareva il riverbero del rosso delle bandiere inglesi, delle maglie, delle canotte, delle pitture sui volti stralunati.
Alle 7 di sera si stava benissimo, c?era un fresco primaverile. La prima onda sembrò quasi un?illusione ottica, come se L?Heysel fosse un setaccio e qualcuno lo stesse agitando. I rossi si spostavano verso i bianconeri, ritmicamente, a orda, dal punto più lontano a quello più vicino alla tribuna centrale. E nell?aria volavano clave, aste e persino qualche mattone che la polizia belga non aveva pensato di rimuovere. ?Ci mettemmo un po? di tempo a capire cosa stesse succedendo : all?inizio sembravano solo spintoni?, dice Boniperti. Invece Boniek la ricorda così : ?Eravamo negli spogliatoi, a un certo punto arrivarono notizie confuse, di scontri tra la folla, però nessuno parlò di morti. Davvero non ci fu l?esatta percezione della tragedia, e in quel momento sarebbe stato impossibile averla?. La seconda e la terza ondata fecero crollare il muretto alla base del settore Z (gli inglesi attaccavano dal V), e le persone si rotolarono addosso. Tutti morirono per schiacciamento, soffocando, calpestati. ? Ci sono dei morti? fu la prima frase che cominciò a circolare in tribuna stampa. Allo stadio arrivò l?Avvocato Agnelli : fermarono l?auto sotto la tribuna, gli dissero cos?era successo, lui tornò in macchina e ripartì Invece suo figlio Edoardo era rimasto sul prato, come inebetito. ?Non riuscivamo a distoglierlo dall?orrore, alla fine l?ho fatto rientrare negli spogliatoi urlando di non muoversi di lì?, ricorda Boniperti.
Poi si udì dall?altoparlante una specie di sospiro. La voce di Gaetano Scirea ?la partita verrà giocata per consentire alle forze dell?ordine di organizzare l?evacuazione del terreno. State calmi, non rispondete alle provocazioni. Giochiamo per voi?. Mancavano appena quattro anni allo schianto di Gaetano su una strada polacca. ?Io parai tutto, come in trance?, dice Stefano Tacconi. Non ricordo niente, solo una concentrazione che non era normale, era di più. Dentro avevamo cose che non si spiegano, non si raccontano e non si conoscono?. Vinse la Juve grazie a un rigore inesistente : fallo su Boniek fuori area, gol di Platini. Davanti alla tribuna stavano i morti in fila, i morenti, i feriti. Le transenne vennero usate come barelle da medici che tentavano tracheotomie. C?era tanto sangue, e gole aperte. Assurdi gendarmi a cavallo andavano su e giù roteando i manganelli come in una comica di Ridolini. La tv diede l?esatta misura della mostruosità, ma sul posto le cose erano diverse : i tifosi avevano capito, però non potevano sapere dei 39 cadaveri. Neanche i giocatori lo sapevano, tutto aveva i contorni sfumati del sogno. Tanta gente metteva bigliettini con numeri di telefono in mano ai giornalisti, implorando che chiamassero casa per dire ?suo figlio è vivo, suo marito sta bene?. E così andò. Dalla tribuna partirono telefonate in tutta Italia. Ancora non esistevano i cellulari e le e.mail. Alla fine tutti si sentirono vuoti, sfiniti, perduti.
La coppa dei Campioni venne consegnata alla Juventus negli spogliatoi. Platini e qualche altro fecero il giro del campo. Potevano evitarlo. Il macabro trofeo scese dall?aereo, a Torino, sventolato da Sergio Brio. ?Fu una partita vera? disse e ripete Boniperti, e non ha neanche torto. Perché c?era una lastra di vetro tra le squadre e il mondo, un vetro imbrattato di sangue e molto molto spesso. Si stava là dietro come per proteggersi, per illudersi che non fosse vero. ?Quando al circo muore il trapezista, entrano i clown? disse Michel Platini. Allora sembrò una bestemmia, invece era qualcosa di assai più orribile e definitivo. Era la verità.

Questa pagina è redatta per fini non commerciali, è vietato qualsiasi sfruttamento economico dello scritto e delle immagini, che appartengono ai rispettivi autori.

Giovanni Falcone (20/05/1939-23/05/1992)..NON DIMENTICHIAMO UN EROE

30 Maggio 2006 Commenti chiusi


Uno dei pochi uomini del nostro tempo che ha avuto il senso dello Stato e della Giustizia ed ha lottato con coraggio per affermarne la priorità.

Si muore perchè si è soli o perchè si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perchè non si dispone delle necessarie alleanze, perchè si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.” (Giovanni Falcone)

Aggiungo il testo di una canzone molto intensa e graffiante suggerita dal Ciuccigno nel suo commento.Thanks!

19 luglio 1992

Il vento si dileguava in un girotondo di foglie,
l’asfalto era una lama di sole, lucido come un presagio nero.
Era l’ora del riposo, invero…
La città si truccava allo specchio, chi brindava alla gioventù,
chi senza saperlo era già vecchio, chi guardava alla tivù
la tavola di Ginevra e del Re Artù…
Io e la mia compagna più cara lisciavamo il pelo alla storia
giocandoci a dadi la memoria.
Io e la mia ammirevole amica
sul carro della nostalgia
trionfale come la vita…
Tobia il canarino giallo sopravvissuto ai nubifragi,
come migliaia di disperati celebrava il ritorno dei Re Magi,
sulla terrazza assolata
dormi Panormo amata.
Altri cercavano l’oro per nascondere la paura,
chi sapeva attendeva in silenzio il botto dell’ultima congiura
e dell’ultima ora
l’ultima avventura
Poi d’improvviso una nube, come un lampo di finestrino,
esplose in un rombo di tuono e furono bucce di mattino.
Noi non conosciamo Italie e non vogliamo più vedere
la lunga coda di paglia degli schiavi del potere.
I messaggeri dell’indignazione arrivarono quasi subito
a cavallo delle cineprese per non sporcarsi i pantaloni,
invocando nomi e cognomi, cognomi e nomi
passò qualche cane a pisciare sui resti delle macerie,
le signore della televisione andarono in fretta dal parrucchiere
ad aggiustarsi il grugno e le rughe del sedere.
E sbocciarono fiori tristi sui prati muti della speranza,
vennero frotte di turisti a cercare la morte in vacanza.
Quel giorno scomparvero in tanti sulle ali della rivolta
quel giorno volaron le rondini per l’ultima volta.
Io e la mia compagna più cara cercavamo nell’ombra il cammino
che conduce dove regna il silenzio, il gioco della vita e del destino.

Pippo Pollina

FONTE … http://teladipenelope.splinder.com/

GERMANIA 2006

30 Maggio 2006 Commenti chiusi


ancora un paio di settimane e ci tuffiamo in clima Mondiali, a parte tutti i casini legati alla Nazionale e agli scandali del calcio di cui non se ne puo’davvero piu’ , desta grande interesse tutto il contorno del Mondiale, a tal proposito sono mesi che TV e giornalai vari ci stanno periodicamente allertando sul pericolo di infiltrazioni nazi / bonehead , di incidenti pianificati a tavolino con altri gruppi stranieri per stabilire il predominio dell’hooliganismo in Europa, ebbene come non farsi una grassa risata di fronte al solito vezzo giornalistico a spararla sempre piu’ grossa degli altri ?

Scherzi a parte, va detto che 15-20 anni fa’ si’ che si poteva parlare di grosso problema Hooligans in Germania, dove la parte dei leoni la facevano gli Ex DDR (Dinamo Berlino, Dresda, Rostock, Herta, Lipsia ) nelle cui fila gli skinhead di estrema destra nascevano come i funghi , in tale contesto si assisteva a vere e proprie risse da strada una domenica si e l’altra pure , documentati da veri e propri servizi fotografici che andavano tanto in voga fra i lads di quel periodo, anche ad Ovest andare in postacci come Amburgo , Brema, Francoforte, Essen o Bochum per esempio era prassi comune assistere a “tete a tete” con risvolti spesso crudi in termini di feriti anche se va detto per onesta’ non da armi come in altri posti, ma oggi ? Dico, li avete visti gli stadi ? sembra di andare al Superbowl o auna partita di NBA, il tutto si e’ americanizzato a dismisura facendoli diventare quasi dei teatri a misura di tifoso, coreografie fantasmagoriche pagate dagli sponsor e dal club di riferimento, quale paura dovrebbero fare i tedeschi , o meglio i tedeschi o “crauti” chiamiamoli come si vuole fanno davvero paura ? La risposta sembrerebbe negativa se non fosse per queste foto che ho scovato in rete e che oltre a riportarmi indietro con la memoria mi fanno credere che qualche soddisfazione (loro e le loro fraulein) ce la potrebbero ancora dare ….

fonte ….http://whatsthescore.splinder.com/

L’INNO NON SI TOCCA

30 Maggio 2006 Commenti chiusi


Pochi giorni fà un amico mi aveva detto che la Nazionale Italiana di calcio avrebbe avuto un nuovo inno e che a farlo sarebbero stati i pooh (tranquillo Teddy mi riferisco ai cantanti non all’orsetto…).Per un attimo ho temuto il peggio, sono arrivato a pensare che avrebbero sostituito l’inno di Mameli…Per fortuna mi sono avvelenato inutilmente…Mi sono messo a cercare documenti che attestassero tale evento e sono venuto a conoscenza dellaverità:I Pooh sono gli autori dell’Inno Ufficiale che accompagnerà la nostra Nazionaledi calcio ai prossimi Mondiali in Germania. Ovvero hanno inciso una canzone (che è stata presentata in questi giorni e che devo ancora avere il piacere di ascoltare) che dovrebbero mettere nei collegamenti precedenti le partite dell’Italia trasmesse alla tv.In poche parole la stessa cosa che è stata fatta per la canzone fatta da Baglioni e ancora prima da Gianna Nannini con l’indimenticabile “Notti magiche”, incisa in occasione dei mondiali del 90.L’inno di Mameli è salvo!
Ora più che mai: FRATELLI D’ITALIA L’ITALIA S’E’ DESTA!!!

Omaggio a Mameli:
L’inno (musicato da Novaro) fù composto nel 1847 da Goffredo Mameli, poeta e patriota,
compositore di liriche che infiammarono l’animo di molti Italiani nel corso del
Risorgimento.Mameli combattè con Garibaldi a Ravenna e ne divenne luogotenente a Roma, durante
la breve stagione della “Repubblica Romana”, repressa nel sangue dall’intervento delletruppe francesi.

fonte … http://goliardiaepensiero.splinder.com/

ULTRAS CATTOLICA ..LA STORIA

29 Maggio 2006 Commenti chiusi


Il nostro modo di essere
La nostra storia

IL NOSTRO MODO DI ESSERE

Essere Ultras Cattolica significa porre il Cattolica davanti a tutto; questo è il valore-guida; prima viene la squadra poi veniamo noi che siamo qua per sostenerla, semplici profeti di una grande fede.

Essere Ultras Cattolica significa essere indipendenti, non scendere a compromessi, non avere rapporti con la società, preferire la nostra autonomia e non farsi ingannare da facili promesse.

Essere Ultras Cattolica significa esserne fieri, difendere con orgoglio la nostra bandiera e portarla in alto sempre, ovunque, costi quel che costi.

Essere Ultras Cattolica significa aver rispetto di chi ci rispetta, non insultare gratuitamente, non cercare lo scontro con chi non ci ha provocato.

Essere Ultras Cattolica significa coraggio, rispetto di tutti ma paura di nessuno, aperti al confronto con chiunque e determinati nell’affrontare chi si mette contro di noi.

Essere Ultras Cattolica significa lealtà, seguire i principi cardine delle regole canoniche degli ultras: non affrontare nessuno con le lame, ma allo stesso tempo non avere paura di tirarle fuori se necessario.

Essere Ultras Cattolica significa lasciare temi politici fuori dalla nostra curva; in curva si pensa tutti allo stesso modo e la nostra sola politica deve essere il Cattolica.

Essere Ultras Cattolica significa fedeltà, sostegno incondizionato verso una squadra che non ci ha mai regalato niente, ma che nella sofferenza abbiamo imparato ad amare.

Essere Ultras Cattolica significa amicizia, essere uniti fra di noi, solidali con chi ci accompagna in questa avventura e pronti a difenderci a vicenda.

Essere Ultras Cattolica significa sacrificio: chi entra tra noi si deve sbattere per il gruppo e se questo avviene tutti sono trattati allo stesso modo: l’ultimo arrivato è importante come l’ultrà più vecchio.

Essere Ultras Cattolica significa coerenza, portare avanti i valori che chi ci ha preceduto ci ha insegnato e ritrasmetterli a chi verrà dopo di noi perché la nostra curva sia maestra di vita.

Essere Ultras Cattolica significa mettersi continuamente in discussione, imparare dagli errori e cercare di non ripeterli,andando avanti sempre con l’unico fine di sostegno alla squadra della nostra città.

Essere Ultras Cattolica significa andare oltre, coscienti dei propri mezzi, fieri di quello che siamo.

Questo è il nostro modo di essere, è ciò che negli anni abbiamo imparato e che ci ha sempre contraddistinti, è quello che nel bene e nel male abbiamo cercato di mantenere vivo, orgogliosamente consapevoli di sostenere i nostri ideali, i nostri colori, la nostra fede. Quello che per noi rappresenta… la nostra vittoria più bella!

IL MIO CATTOLICA … LA MIA VITTORIA!

LA NOSTRA STORIA

Come nella maggior parte delle curve italiane, il fenomeno ultrà si sviluppa a Cattolica intorno alla metà degli anni ’70, ma la data presa a riferimento è il 1979, anno in cui venne stampato lo storico striscione Commandos Tigre con al centro l’immagine di una tigre dallo sguardo tenebroso. Prima di quella data la curva cattolichina non ebbe una fisionomia ben precisa con una serie di gruppetti che nascevano e morivano nell’arco di poche settimane. L’unica eccezione furono i Rangers, storicamente il primo vero gruppo ultrà giallorosso confluito poi nelle file del Commandos. Naturalmente erano tempi in cui il tifo era a livelli rudimentali in fatto di organizzazione, tutto era improvvisato e l’unica molla che spingeva i ragazzi ad affluire lo stadio era la passione per la propria squadra e la voglia di confrontarsi con le altre tifoserie. Questi periodi ci riservarono le prime amicizie ma anche i primi scontri.

In una trasferta a Venezia i tifosi nero-verdi cercarono di imporci di appendere in tribuna lo striscione Rangers per poi sistemarci in un settore dove non era possibile attaccarlo; naturalmente noi ci opponemmo, ne nacque una scaramuccia, ci tenemmo stretto lo striscione e lo sostenemmo a mano per tutta la partita giurandoci però che questo affronto l’avrebbero pagato caro nella partita di ritorno. E questa partita di ritorno arrivò: stadio stracolmo, giornata nebbiosissima e la nostra curva chiusa per lavori. Di conseguenza ultras cattolichini e veneziani vennero incautamente posizionati nello stesso settore; al gol del pareggio del Venezia i tifosi nero-verdi accesero numerose torce e, complice la nebbia, non si vedette più ad un palmo dal naso. Risultato: ne nacque una violenta scazzottata che alla fine ci vide primeggiare. Finalmente avevamo timbrato il cartellino. Ci sentivamo un vero gruppo ultrà!

Nella stagione 83/84 il gruppo cominciò a prendere una delineata organizzazione ultras, grazie anche alla nascita di un altro gruppo storico, i Fedayn, e si iniziò a stampare materiale, fare tesseramenti e coreografie studiate. Erano i mitici anni della gloriosa C-2 a quattro gironi, in trasferta si partiva senza conoscere a cosa si sarebbe andati in contro, le scorte della polizia erano pressoché inesistenti ed ogni gara era ad alto rischio. Bellissime furono le gare con Jesi, Foligno, Giulianova, Riccione e tante altre dove torce, canti e massiccia presenza allo stadio avevano portato il C.T. a farsi conoscere e rispettare.

La nostra filosofia del rispetto a chi ci rispetta ridusse il numero degli scontri in trasferta mentre a Cattolica venivano in pochi e nessuno con cattive intenzioni (a parte gli odiati e ridicoli riccionesi che se tornavano a casa immancabilmente a gambe levate). Gli unici a presenziare con trasferte imponenti furono anconetani (con i quali la nascita di una prima amicizia sfociò poi in un’accesa rivalità), giuliesi, padovani, pesaresi, jesini e ravennati. Trasferte di massa invece furono fatte a Urbino, Pesaro, Senigallia, Forlì, Riccione, Savignano, e in Romagna in generale.

Nell’85 si ufficializza lo splendido gemellaggio con la Falange d’Assalto di Rimini presente spesso al nostro fianco negli incontri con Forlì, Riccione, Fano ecc… Di quel gemellaggio, seppur mancante dell’ufficialità’ sul campo dato che Rimini e Cattolica hanno sempre giocato in categorie diverse, resta una grande stima e simpatia tra le due di tifoserie che ha avuto modo di rinnovarsi negli anni e si spera presto di risaldare. Altre amicizie a cui ancora in molti tengono vennero poi sancite con l’Army Korps Monopoli e i Red Blue Eagles L’Aquila (che ci accolsero calorosamente per essere stata la prima tifoseria ospite presente nel capoluogo abruzzese) ma la diversità di categorie non ci ha dato più l’opportunità di incontrarci.

Con la retrocessione in Interregionale il gruppo non si perse d’animo, anzi grazie anche all’entrata di nuove leve divenne ancor più numeroso. Ma il collasso societario alla fine degli anni ’80 e la retrocessione in Promozione infierirono un duro colpo al gruppo storico e il tifo organizzato ne subì le conseguenze.

Nella stagione ’88/’89 che coincise con la vittoria nel campionato di Promozione culminato nel drammatico spareggio a Rimini contro la Savignanese il tifo giallorosso si infuocò superando il precedente anno di transizione e riproponendosi più vivo e caloroso che mai. L’anno successivo in Interregionale venne instaurata una sincera amicizia con i ragazzi di Gualdo, tifoseria eccezionale per calore e genuinità, alla quale ci sentiamo profondamente legati e che speriamo di poter presto rincontrare.

Lo stesso anno (1990) un nuovo gruppo portò nella curva giallorossa nuove idee e immutato entusiasmo: i Rebel Boys, seguiti qualche mese dopo dai Pigs. Inizialmente i rapporti tra Commandos e Rebel Boys, i due gruppi di maggiore importanza nella storia ultras cattolichina, furono ottimi: si preparavano trasferte e coreografie insieme ed ognuno gestiva distintamente il proprio materiale Facemmo un campionato di Interregionale alla grande, con costante presenza in casa come in trasferta e una festa finale per la salvezza ottenuta all’ultima giornata che in pochi dimenticheranno.

Tuttavia nell’estate del 1990 il Cattolica cedette al Faenza quello che era considerato l’autentico idolo della tifoseria, uno dei giocatori più amati nella storia calcistica del Cattolica, un nome che ancora oggi, sentendolo, ci fa battere il cuore: Pasquale D’Orsi. E scherzo del destino, un mercoledì sera di metà settembre, il calendario ci riservò proprio un Cattolica-Faenza nella partita decisiva per il passaggio del turno di Coppa Italia. L’accoglienza che riservammo al nostro vecchio eroe fu commovente, una coreografia da favola in suo nome, tutto lo stadio in piedi ad applaudire la sua entrata in campo, cori, fiori e una targa di ringraziamento da noi donatagli. In un clima che a noi pareva surreale D’Orsi con le lacrime agli occhi venne sotto la nostra curva con la nostra sciarpa legata al collo ma con maglia diversa e ringraziandoci ci promise che mai avrebbe potuto far gol a quella che considerava la sua gente. A dieci minuti dalla fine col risultato bloccato sullo 0-0 che ci avrebbe consentito il passaggio alla fase finale,successe il fattaccio: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, D’Orsi colpisce di testa e porta il Faenza in vantaggio. Lo stadio ammutolisce, D’Orsi torna a centrocampo a testa bassa senza esultare, in curva dopo un attimo di incredulità scoppia il finimondo; i Rebel Boys che contestano pesantemente l’ex-idolo, i ragazzi del Commandos che lo difendono, si arriva alle mani e la separazione tra i due gruppi diviene netta. Quella serata lasciò risvolti pesanti all’interno della curva, ci volle diverso tempo perché le cose tornassero alla normalità e per far riappacificare i due gruppi ma da quel fatto la tifoseria giallorossa imparò a tifare solo per la maglia e i rapporti con i singoli giocatori per parecchio tempo si raffreddarono, anche perché ne seguì una stagione disastrosa da ultimi in classifica con una retrocessione decretata praticamente già da metà stagione.

I tifosi però diedero prova di grande maturità e anche se in aperta contestazione non abbandonarono mai la squadra né in casa né in trasferta. Tuttavia quello fu l’ultimo anno che giocammo in serie D. Gli anni che seguirono ci videro comunque sempre presenti e pieni di entusiasmo, anche perché il Cattolica ogni stagione ci illudeva con un campionato di vertice e un primo posto letteralmente buttato via nelle ultime giornate. Anche la stampa locale ci ha sempre tenuto in debita considerazione, tanto che spesso in questi ultimi anni ha parlato più di noi che di tifoserie romagnole più quotate come Cesena e Rimini. Quello che ci è molto mancato è stato il confronto con altre tifoserie perché se si escludono piccoli gruppi che si formavano solo per l’arrivo del Cattolica (tipo imolesi, santarcangiolesi e sampierani) di tifoserie in Eccellenza non ne abbiamo mai viste (a parte quest’anno (2001 n.d.r.) che c’è il Ravenna).

Un bel vaffanculo lo dovremmo rivolgere alle società avversarie che in occasione delle partite contro il Cattolica alzavano tutte,ma proprio tutte, il prezzo del biglietto e sapendo del nutrito seguito di tifosi che la nostra squadra si porta costantemente dietro, pensavano bene di risolvere i loro problemi d’incassi a nostre spese.

A riguardo dei sampierani è doveroso spendere due parole: in una trasferta nel ’92 a S. Piero in Bagno (che per chi non lo sapesse si trova sul confine tra Romagna e Toscana) si verificarono grossi incidenti con una lunga rissa che vide protagonisti da una parte un centinaio di noi e dall’altra praticamente la totalità del pubblico sampierano composto più che altro da contadini quarantenni e cinquantenni con la testa dura come i loro trattori. Alcuni di noi furono arrestati e successivamente diffidati e la gara terminò in pratica con noi unici presenti sugli spalti, e con i sampierani che, chi per timore di nuovi scontri, chi per farsi medicare, chi perché ne aveva già prese abbastanza uscirono dallo stadio a metà del secondo tempo. La Sampierana vinse la partita e i violenti scontri non crearono troppe conseguenze e risvolti successivi se non le nostre diffide e le cronache del lunedì sui giornali locali. L’ anno successivo Sampierana-Cattolica era il big match del campionato di Eccellenza Romagna; la prima contro la seconda. Noi ci presentammo ancor più numerosi, ma la partita, se si eccettua qualche logica scaramuccia, volò via senza incidenti, anche per la massiccia presenza di forze dell’ordine. Il Cattolica vinse 2-0, ottenemmo il momentaneo primo posto in classifica (il campionato fu poi vinto dal S.Marino) e sugli spalti fu festa grande. Due giorni dopo però con nostro grande stupore tutte le testate giornalistiche locali e alcuni quotidiani a diffusione nazionale (Stadio-Corriere dello Sport, il Resto del Carlino, La Stampa, vedi la sezione articoli) ci sbatterono in “prima pagina” con l’infamante accusa di tifoseria altamente politicizzata e di stampo nazi-fascista, che, presentandosi a volto coperto e con atteggiamenti bellicosi aveva terrorizzato un’intera città. Un’autentica spedizione premeditata insomma. Tutto questo perché l’allora sindaco di S. Piero, un mezzo ubriacone di nome Lorenzo Spignoli, ancora delirante per la vittoria del Cattolica, aveva scritto lettere a tutti i giornali descrivendo il nostro gruppo praticamente come un’organizzazione para-militare di stampo destroide, denunciando il nostro modo di tifare e riportando come prova le parole di un coro da noi intonato a S. Piero in cui un passo diceva letteralmente “…nascosta tra i libri di scuola, anch’io troverò la mia pistola…”. Beh, precisando il fatto che la tifoseria cattolichina è sempre stata per scelta apolitica (tranne i primi anni di tendenza a sinistra), il coro menzionato costituisce praticamente il nostro storico grido di battaglia e si rifà ad una bellissima vecchia canzone dei rivoluzionari comunisti ungheresi degli anni ’50 che noi abbiamo adattato al nostro gruppo e che nella versione originale iniziava così: “Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest, studenti, braccianti, operai, il sole non sorge più a Est…”. Trovare un nesso fascista in una canzone apertamente di sinistra è cosa che solo un babbeo come il sindaco di S. Piero poteva fare. Purtroppo però i babbei furono due, lui e il suo vecchio compagno di bevute: il nostro sindaco Micucci, il quale pur allo scuro dei fatti e pur non conoscendoci (dato che allo stadio non si è mai visto) si schierò apertamente dalla parte del suo collega minacciandoci addirittura con l’esilio e il ritiro della cittadinanza cattolichina e creando intorno a noi un clima di repressione da parte delle forze dell’ordine mai visto prima. Ancor oggi malgrado siano passati diversi anni, lo stampo di tifoseria politicizzata non siamo riusciti a togliercelo, e siamo costantemente controllati a vista. Nel corso della stessa stagione altri tafferugli verificatisi a Castrocaro fecero piovere sulle teste di alcuni di noi altre diffide e portarono il gruppo allo sbandamento.

Il tutto culminò con l’abbandono dell’amato Presidente Cecchini e il passaggio della società nelle avide mani prima dell’imprenditore Albanesi poi del duo Filippi-Cesarini, tutti personaggi che è meglio che a Cattolica non mettano più piede e che ci portarono, dopo vane promesse ai tifosi, alla retrocessione nel campionato di Promozione. Fortunatamente, da tre anni la società del Cattolica Calcio è stata rilevata da una nuova dirigenza seria ed ambiziosa che ha da subito fatto rinascere l’entusiasmo tra il popolo cattolichino, riportando la gente allo stadio e la squadra in Eccellenza.

Ed è qua che oggi ci troviamo, con la stessa voglia di fare degli anni passati, convinti che dopo più di vent’anni la passione e l’amore verso il Cattolica non sono mutati, sempre pronti a metterci in discussione ma fieri ed orgogliosi di portare in alto, ovunque, il nome della nostra città.

Questo è ciò che promettiamo, a noi e a chi ci seguirà. Perché non esiste cosa al mondo capace di farci provare, dopo tutto questo tempo, ogni domenica, quella magica, indescrivibile, SENSAZIONE UNICA.

IL MIO CATTOLICA…. LA MIA VITTORIA!

Direttivo ULTRAS CATTOLICA 1979

FONTE … http://www.ultrascattolica.com/

sono un ultras … sono reale E PRESENTE nelle AZIONI

29 Maggio 2006 Commenti chiusi


E’ giusto che io sia più preciso, sono un ultras si…ma oltre a essere astratto come pensiero, sono reale nelle azioni. Sono presente nelle azioni di un giovane ragazzo che segue la Reggina nel campionato di serie A…ma adesso passo la palla a lui (sono un pensiero animato, nuova frontiera della spiritualità…)

Ciò che sto per raccontarvi è la cronaca, o meglio il resoconto della “trasferta” di Roma sponda giallorossa.

Appuntamento alle 16,30 alla Stazione Termini con il resto della crew (ciurma). attesa spasmodica fino alle 19 quando finalmente i tutori del disordine decidono che possiamo dirigerci allo stadio per presenziare insieme alla nostra squadra. Innamorati di una maglia..della maglia amaranto! Giunti allo stadio solite perquise (io ne subisco addirittura 4) minacciati constantemente dai pulotti che testualmente mi dicono “ragazzi non giocate con noi stasera perchè stasera sono cazzi”. srotolo gli stendardi e via…la Brigata sarà sulle vetrate anche dell’Olimpico. Vari casini con la pula durante la partita..Fischio finale e scambio di bottiglie con la “curva” nord.. si riavvolgono gli striscioni e ci si appresta a uscire. quando senza un senso logico, parte una carica della celere che ferisce un ragazzo di Reggio. Attimi di tensione e alla richiesta di spiegazioni ci sentiamo dire “sono stati i romanisti prima lanciando le bottigliette”. Quindi secondo la loro assurda versione, questo ragazzo è stato colpito, non ha sanguinato per più di mezz’ora, poi salendo sul pullman improvvisamente ha cominciato a sanguinare..senza parole, anzi 4 le ho…..

A C A B !

let’s go Brigata!

fonte … PENSIERO ULTRAS