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Archivio Agosto 2006

VARIE FORME DI MENTALITA’ ULTRAS.

31 Agosto 2006 1 commento


Oggi pomeriggio, in un’orario quasi impossibile (17:30) allo stadio “Loris Rossetti” si è svolta un’amichevole tra l’A.S. CECINA ed il Grosseto, davanti a pochi spettatori (circa 200) e pochissimi ULTRAS.

In gradinata Est eravamo presenti in pochissimi rappresentanti della G.R.B.’89, con lo stendardo da trasferta del gruppo, più la pezza con suscritto ULTRAS LIBERI, più un’altro stendardo con l’antico simbolo del nostro comune.

L’atmosfera era più che rilassata, poi al decimo del primo tempo ecco entrare nel settore ospiti accompagnati dalla celere, una quindicina di Ultras grossetani; all’inizio non leggendo bene i nostri striscioni ci scambiano per quelli della N.S.U. e tra le 2 fazioni c’è un po’ di freddezza, poi alla fine del primo tempo ci avviciniamo al divisorio e scambiamo qualche parola, appena diciamo che siamo della G.R.B.’89 il loro atteggiamento cambia e subito dimostrano stima e rispetto per il nostro gruppo, che dal 1989 è sempre presente al fianco dei rossoblu.

Parliamo un po’ della fine ingloriosa che sta facendo il nostro movimento, e loro ci raccontano della loro decisione di sciogliersi a metà dello scorso campionato, proprio perchè non esistono più i nostri vecchi sani valori Ultras; Poi con il bene placido di entrambe le parti e delle forze del disordine, uno di loro passa nel nostro settore e proprio io lo accompagno a prendere le birre per tutti.

Intanto in campo le squadre hanno dato un buono spettacolo, con la vittoria del Grosseto per 2-1, ma con un grande A.S. CECINA che tiene testa per tutti i 90 minuti ad una squadra che lo scorso anno ha perso la finale play-off contro il Frosinone per l’accesso in serie B.

Finisce la partita e ci scambiamo i saluti ed i vari in bocca al lupo con gli Ultras grossetani, beh anche bere una birra e fare 2 chiacchiere con Ultras di fede diversa dalla tua vuol dire MENTALITA’.

fonte ..http://ominodiferro.splinder.com/

ON THE TERRACE da http://oldfansfondi.splinder.com/

31 Agosto 2006 Commenti chiusi


Un viaggio all’interno delle curve di tutto il mondo attraverso la “voce” degli ultras, le loro sensazioni, il loro modo di essere, la loro vita da stadio…tutto ciò raccontato attraverso le fanzine, le loro fanzine! Una sfilata di tutte le fanze che fanno il giro del settore e perchè no, della città. La voce irriverente che non ha paura di dire la verità, il pensiero controcorrente che non ama tacere! Se avete materiale della vostra o di altre tifoserie e volete che venga pubblicato, inviateci un messaggio a oldfansfondi@email.it!

WHAT’S THE SCORE?
(England)

…fanza che raccoglie tutto ciò che accade in UK, dai risultati dei campionati alle ultime dalle terrace!

L’ONORE DI ROMA
(A.S. Roma-Italy)

…giunto al quinto anno di vita, è il “megafono” dei Boys Roma! Irriverente e schietto nella sua grafica ricercata e le copertine che tanto ricordano l’Impero! Distribuzione gratuita solo all’interno della curva Sud!

EINSPRUCH!
(Salisburgo-Austria)
…Einsprusch è la fanzine degli Ultrà Salisburgo Union ’99, il gruppo leader della curva viola! Ultimamente, in prima pagina, per aver creato una nuova società, che seguono nella serie C austriaca e che porta i colori viola, quel viola che la Red Bull ha cancellato dalle vecchie casacche della gloriosa società austriaca!

UNDER THE SHED
(Sampdoria-Italy)
…questa è la versione online di “Under the shed”! Graficamente scarna, ma quel poco che c’è è di grande valore! Gli Ultras Tito Cucchiaroni, da anni sulla breccia, si raccontano in questa fanza che nel nome ha tutto un programma…”sotto la tettoia”!

PER VEDERE LE FOTO DELLE VARIE FANZINE PROPOSTE BASTA ANDARE AL BLOG DEGLI ULTRAS FONDI E VEDETE TUTTE LE FOTO
CLICCATE QUI SOTTO
fonte http://oldfansfondi.splinder.com/
Riferimenti: ECCO LA FANZA Ultrà Salisburgo Union ’99

Liverpool 2-1 WEST HAM ….da blowingbubbles

31 Agosto 2006 Commenti chiusi


Grazie a Dio di trasferte a Liverpool in una stagione se ne fanno sempre due!!!
La citta’, conosciuta dai piu’ come la patria dei Beatles, rimane da sempre meta di divertimento, tanta e’ la fauna femminile locale che alletta le ore nella citta’ in riva al Mersey.
Questa volta ci succede di giocare nell’anticipo delle 12:45 cosa che comporta un organizzazione del viaggio in maniera religiosa.
Cosi’ al sabato mattino presto si e’ a gironzolare per la citta’ ad apprezzare le figlie della citta’, gran belle figliole, da sempre riconosciute come le piu’ sexy e fit dell’intero Paese – peccato solo per quell’accento molto zingaro.
E quando arriviamo dalle parti di Anfield, pure pieni di bibita, la giornata e’ gia’ bella che fatta, divertimento gia’ assicurato e partita che passa in secondo piano; tuttavia i nostri Hammers iniziano bene e colpiscono con un tiro di Bobby (4^ centro stagionale) con complicita’ di Reyna che sembra quasi spingere la palla nel sacco. Pochi minuti dopo e abbiamo la possibilita’ di mettere una serie ipoteca sul risultato finale quando Marlon (giornata da dimenticare la sua) lanciato a rete riesce a sparare fuori a tu per tu con il portiere. Cosi’ se non concretizzi gli Scousers sono maestri nel finirti e con un uno-due senza scampo in 2 minuti ci lasciano tramortiti al suolo.
Termina cosi’ il primo tempo con il risultato di 2-1 per i padroni di casa, risultato che ai punti ci puo’ pure stare dato che hanno creato senz’altro molto di piu’.
Ciononostante dal settore ospiti, 3500 Hammers continuano a sgolarsi e l’Anfield spesso sente solo i nostri cori.
Infatti anche sul 2-1 continuamo a cantare ricordandolo al pubblico di casa: “You are supposed to play at home”, “You only sing when you’re winning” o “Shall we sing a song for you” rimbombano in uno stadio da sempre noto per il suo calore e passione… Forse non e’ giornata per gli Scousers….
Cio’ che pero’ non smentisce mai gli Scousers e’ la loro notorieta’ (diciamo che ha delle affinita’ con una citta’ italiana a noi tutti molto “cara”!), poco inclini a lavorare e sempre molto drammatici e zingareschi nelle loro manifestazioni; ed infatti minfestazioni di questo genere non mancano nemmeno in questa occasione e cosi’ durante il primo tempo quando il West Ham conduce per 1-0 una signora non poco distante dal settore ospiti estrae un santino e lo posa sul muretto che divide il settore e inizia a mani consorte una sorta di preghiera; un’altra invece impugna una collana che alla fine ha una croce e quasi in un silenzioso religioso bisbiglia….
Insomma Liverpool rimane Liverpool e solo nel secondo tempo dimostra tutto il suo calore, quando la partita si risveglia e il pubblico di casa teme che la vittoria gli possa scivolare dalle mani soprattutto quando Lee Bowyer a due metri dalla porta colpisce il palo con il portiere fuori causa.
E quando il fischio finale sancisce la fine delle ostilita’ e tutti ci si riversa sulle strade infami del quartiere di Anfield, sotto una fitta pioggerellina gli unici a uscirsene divertiti siamo ancora noi che sventoliamo banconote da 20 sterline in segno di scherno (“You’ll never get a job, sign on sign on!”).
E le ore che seguono vedono il centro cittadino invaso da notevoli figliole preparate per l’assalto a Creamfields, enorme dancing festival outdoors che si tiene ogni anno nel bank holiday weekend di Agosto.
Quanto a noi, nulla da preoccuparsi i presupposti per un altra stagione ricca di soddisfazioni ci sono tutti!

COME ON YOU IRONS!

fonte http://blowingbubbles.splinder.com/

CARO PIACENZA CALCIO

30 Agosto 2006 1 commento


Sono in ufficio, cerco notizie della mia squadra, cerco di capire che campionato sara’, poche certezze, l’ultima, l’inizio del campionato al 9 settembre e tanti dubbi, ma ecco che una riflessione, spontanea, istintiva, e la voglia di scrivere, parole al vento, ma almeno avro’ l’impressione di essere stato ascoltato…

Caro Piacenza Calcio, o forse, caro Fabrizio Garilli, perche’ inutile nascondersi dietro al dito di una societa’, che in realta’ e’ una monarchia, dove il re decide, e giusto o sbagliato che sia, e’ legge.
Sono un tifoso della squadra della mia citta’, da sempre, fin da quando piccolino, venivo allo stadio, incurante della partita, ma almeno potevo sventolare una bandiera, oggi, ho i miei anni, molti, e mi ritrovo a tifare per una squadra,che una volta era un tutt’uno, giocatori, dirigenti, e citta’, ora e’ un ospite altezzoso, che non parla, che si limita a comunicati stampa manco fosse l’Onu che delibera, dove i tifosi, a parole, vanno e paradossalmente sono tutelati, ma, caro SIRE, non abbiamo uno stadio, non abbiamo un dialogo da anni, a 15 giorni dall’inizio del campionato, non si sa nemmeno quanto costeranno gli abbonamenti, e se poi questi non verranno fatti, la colpa sara’ dei piacentini che non hanno a cuore la squadra o hanno altro da fare, gia’, ma io, non sono propietario di imprese in mezzo mondo, io lavoro e devo far quadrare i conti di fine mese, non ho la bambinaia, e quando esco a cena spesso mi mangio una pizza, sono, insomma, una persona normale, che vorrebbe sentirsi dire cosa succede, sentirsi partecipe, o almeno avere l’illusione, di cio’ che accade attorno alla squadra, e non un numero da etichettare, e da mungere come ogni anno in nome della passione (mia) e del business (scadente per come gestito e comunque, tutto vostro).
Bello avere l’Unicef come sponsor, ma triste se pensiamo che e’ una scelta obbligata, ma il SIRE puo’ permettersi questo e altro, bello pensare di avere una squadra, ma, caro SIRE, hai perso la tua citta’, si puo’ essere silenziosi, come tuo padre, ma essere uomini di fatto e concreti, il tuo atteggiamento, invece e’ solo da bambino che vuole il suo giocattolo per se, e pretende che tutti lo paghino…
lasciamelo dire, hai veramente capito poco, e se pensi che piacenza non ti meriti, prova a pensare che forse potrebbe essere il contrario, io, come piacentino, preferisco sognare nei dilettanti, con una squadra e una societa’ che sento mia, che sopravvivere in questa B, con una societa’ che assomiglia sempre piu’ alla Rai, dove annualmente viene richiesto l’obolo del canone, per poi vedere poco o nulla, in nome della collettivita’, dello sport e dei “nostri” colori

Concludo dicendo che non serve cambiare dirigenti, lasciando sulle loro spalle le colpe, e rifacendosi nuove verginita’ ogni inizio stagione, perche tutti lo sanno
Vogliamo la verita’, anche se non bella, ma almeno nessuno si sentira’ preso in giro, se cacia e’ gia stato venduto che si sappia, se i soldi non possono essere reinvestiti perche stiamo raschiando il barile, e’ piu’ dignitoso dirlo, che non voler essere signori con le pezze al sedere…

torno al lavoro

Tratto da www.piacenzacalcio.com

autore Excalibur, che ringrazio per la passione del racconto.

P.S. il testo mi e’ sato inviato dall’mico ultras piacentino CRISTIAN
che ringrazio

SE VOLETE FAR UN SALTO SULSIO BLOG ECCOVI SERVITI
CLICCATE QUI
saluti il PIACENTINO ULTRS ANGOLANO

STORIA ULTRAS…RIO NERO

30 Agosto 2006 Commenti chiusi


Rionero, come in tante altre “piazze” d’Italia, ha visto svilupparsi il fenomeno del tifo organizzato agli inizi degli anni ’80. Impossibile dimenticare, in particolare, le partite della “vecchia” serie D alle quali erano presenti centinaia di persone impegnate a sventolare bandiere bianconere e urlare spontaneamente il classico “Rio-ne-ro”.

Erano cori per così dire molto “caserecci”, seguiti da battimani che somigliavano seppur alla lontana ai classici cori “moderni”. Tutto questo presagiva la nascita del primo gruppo del tifo organizzato come Club a Rionero.

La Vultur Rionero, a differenza di altre piazze lucane (escluso le già “quotate” e più note Potenza e Matera), è stata sempre la più temuta nell’ambito regionale, oltre ad essere la più anziana società lucana, insieme al Moliterno a nascere in Basilicata, nel lontano 1921! Infatti si ricordano a distanza di 40 anni incidenti in casa e le varie invasioni di campo e anche con il lancio di pistole lanciarazzi considerate ora armi improprie.

Il primo striscione fu realizzato nel 1982 con la scritta “Rionero Bianconera” dove, seppur in pochi, si cercava di essere presenti vicino ai colori bianconeri. Si ricordano ancora con piacere, in quel periodo, le trasferte a: Genzano di Lucania (con incidenti) ed a Bella, portata a termine nonostante che sulla strada dell’andata e del ritorno ci fossero ben dieci centimetri di neve!

Nel novembre del 1983 apparve per la prima volta allo Stadio comunale di Rionero (oggi, “Pasquale Corona”) il primo striscione con il “teschio” Fedayn! “Numericamente non ne eravamo moltissimi – dicono ancora oggi i ragazzi di allora della gradinata rionerese – ma avevamo creato qualcosa, che per un motivo o per un’altro, ci ha fatto conoscere ed apprezzare a Rionero e fuori”.

“Sono stati – sono sempre loro a sostenerlo, dopo diversi anni da quelle esperienze – i più difficoltosi, innanzitutto per l’indifferenza della gente a quei tempi, quando – agli inizi degli anni ’80 in Basilicata -anche l’accendere torce e fumogeni era una vera e propria novità. Eravamo ancor prima che un gruppo ultras, una banda di amici che si incontrava quotidianamente…nelle ore del tempo libero, magari dopo gli impegni di studio o di lavoro. Non è che vi fossero molte alternative per la scelta del nome. In genere, il riferimento era alle ormai passate “lotte studentesche” e i nomi che circolavano con più frequenza erano quelli per così dire “classici”: “Ultras”, “Commandos”, “Brigate”, “Boys”, ecc. Noi prendemmo spunto, per quanto attiene il nome, dai famosi Fedayn Roma, gruppo che all’epoca incuteva rispetto e onore a tutti! Il primo striscione Fedayn di 4 metri fu realizzato su un balcone…. dell’abitazione di uno del gruppo. Eravamo in tutto una decina di ragazzi, più che mai indaffarati nel prepararlo”.

LA PRIMA TRASFERTA

“Fu compiuta a Potenza – ricordano gli stessi tifosi bianconeri – contro la Popolare Potenza (campionato di I^ Categoria). Si giocò di mattina e andammo in treno; fu una sorpresa ritrovarci in una ventina con sciarpe bianconere con la scritta “Fedayn”, interamente disegnate a mano (in quel periodo fare sciarpe in raso stampate era un privilegio di pochi…!)”.

ANNI 83/87

Sono gli anni in cui la “crescita” del gruppo è evidente. Vengono stampati i primi materiali, dagli adesivi alle sciarpe, oltre alla creazione dello striscione, di oltre 15 metri, “Fedayn Rionero”. Ma sono stati anche altri gruppi, per lo più “satelliti”, e coincisi con le vittorie della Vultur, a nascere sugli spalti del “P. Corona”. Si ricordano con piacere i vari “Rionero Front”, “Ultras”, “Kaos” e “Warriors” fino ad arrivare alla “Nuova Guardia”che, nata nel 1987, portò forze per così dire “fresche” al gruppo. Furono gli anni del primo derby con il Melfi, disputato nell’83/84.

“Ci posizionammo – viene ricordato da tanti – nella parte superiore della gradinata, visto che volevamo avere una postazione tutta nostra, il cosiddetto -Settore Ultras- cosa che, a distanza di 20 anni, ci manca ancora”. In quel periodo fu fatto il primo bandierone copricurva, cucito a mano con le collette che domenicalmente si effettuavano in gradinata; fu utilizzato per il derby stracittadino di Rionero, nell’86/87 e ’87/88, con la Fortitudo San Tarcisio.

“Era sentito solo da parte nostra, in quanto solo noi avevamo un seguito Ultras, da ricordare che quando giocavamo in trasferta facevamo il corteo prima di arrivare allo stadio.” Molto belle le trasferte fatte a Satriano, Baragiano, Atella, Tricarico (accolti splendidamente, nacque la prima amicizia) e Irsina.

“Si, fu proprio in quest’ultima trasferta, che nacquero i primi problemi, soprattutto con chi pensava che i Fedayn fossero solo un gruppo di teppisti, diseredati, ecc. . Partimmo da Rionero con 2 autobus e un bel pò di auto; giocava la nostra Vultur. Partita senza storia sugli spalti, loro erano inesistenti (figurarsi, con uno striscione Milan Club!): Tuttavia, perdemmo la partita e di conseguenza il campionato. A fine partita, visto che eravamo in minoranza, si scagliarono contro quei pochi che in quel momento stavamo staccando gli striscioni; gli altri stavano rientrando negli autobus…non avevano previsto però la reazione dei rioneresi! Ci fu per oltre un’ora per le strade adiacenti lo stadio di Irsina una grandissima guerriglia.” La notizia fu persino data nel corso della Domenica Sportiva. Questo capitava e capita spesso, in considerazione del fatto che quando si va in trasferta, ti ritrovi a scontrarti con le tifoserie avversarie. Colpa della mancanza della cosiddetta “mentalità ultras” e delle forze dell’ordine.

ANNI 88/93

“Ci consacrammo come uno dei gruppi più belli a livello dilettantistico, con il culmine del doppio salto dalla Promozione all’Interregionale”. Impossibile parlare di tutte le trasferte. La presenza è stata sempre “massiccia”, ovunque giocasse la Vultur, sia in ambito regionale che interregionale. Tutta da ricordare la prima festa promozione contro il Palazzo, dove si confezionarono centinaia di bandiere bianconere per un ritrovato entusiasmo che mancava da anni nel centro volturino.

“Ci vedevamo quasi giornalmente per preparare striscioni e materiale che domenicalmente portavamo allo stadio: come non dimenticare la mega-colletta fatta nei nostri giardini pubblici che ci consentirono di allestire la coreografia.” Quelle di Forenza, Bella, Grassano portarono centinaia di tifosi rioneresi; immancabile anche quella fatta nell’anno successivo agli incidenti di Irsina, dove la televisione locale “Telecento” ci definì dei “pazzi” (del resto, il rionerese è scherzosamente definito “senza sale”).

Si arriva così al maggio del ’92, anno della storica promozione nel CND, attesa febbrilmente da quasi 20 anni e conquistata sulla Murese nell’ultima giornata con un seguito incredibile di ultras e tifosi.”Eravamo oltre mille persone, raggiungemmo Muro con ogni mezzo a nostra disposizione riempiendo il modesto settore concessoci!”. Qui successero incidenti prima, durante e dopo la partita, ma avevamo vinto e tutto passò in secondo piano. La festa si spostò in tutta Rionero, con manifestazioni di gioia e entusiasmo, che proseguirono anche nei giorni successivi, in tutti i quartieri.

Nel ’92/93 il decennale del gruppo con festa e coreografia.

Poi i due anni successivi nel CND ci hanno visti protagonisti sia in casa che in trasferta.

Ci confrontammo con realtà molto più grandi della nostra e questo fu uno stimolo per fare sempre meglio e di più. Il derby con il Melfi, le partite contro l’Avigliano e l’Altamura portarono migliaia di persone allo stadio, raggiungendo ottimi livelli corali oltre che numerici, con coreografie che impegnarono – perché riuscissero – tutta la gradinata.

Sicuramente grazie al nostro apporto costante che la Vultur si salvò in quel girone, ma nuove ombre si abbatterono sul nostro sodalizio. La dirigenza a sorpresa e nonostante le proteste di tifosi e cittadini non rinnovò l’iscrizione della squadra nel CND.

DAL ’94 AD OGGI

Sono stati quest’ultimi gli anni obiettivamente più difficili. La mancata iscrizione al Campionato Nazionale Dilettanti ebbe un effetto dirompente: la “Vecchia Guardia” per protesta contro la società ha disertato lo stadio, lasciando tutto in mano a quei pochi che hanno cercato di portare in alto il nome di Rionero e della Vultur in Basilicata e fuori! Non sono mancate però le tantissime trasferte effettuate per lo più da gruppi di amici con stendardi “all’inglese”. Il sostegno non e’ mai venuto meno dal ’94 al ’96 (con la nascita dei Vultur Fans).

Anni di contestazione quelli del ’95/96 e ’97/98 contro società che pensavano solo ai propri interessi e non al bene della gloriosa società rionerese. “Si, per intere partite abbiamo anche disertato lo stadio, non ci andava il modo con cui veniva gestita la nostra Vultur, non si poteva illudere (come spesso accade ad inizio stagione, illudendoci con false promesse) proponendoci assurdi accordi e promozioni garantite”. Infatti per molte partite furono esposti striscioni e fatto volantinaggio di contestazione contro le varie dirigenze che si sono susseguite alla Vultur!

“Poche sono state le soddisfazioni in questi anni, forse molto misere per una tifoseria molto esigente come quella di Rionero”. Nel maggio del ’98, per dare una “scossa” positiva e operativa ad un ambiente molto appiattito, alcuni dei componenti dei gloriosi Fedayn, insieme ad altri giovani, hanno fondato i Vecchi Tempi Ultras 1983.

Da ricordare in questi anni le trasferte fatte negli spareggi per l’accesso al CND, e alcune partite casalinghe dove si sono ripresentati elementi della “Vecchia Guardia. “.. Siamo comunque contenti perché si e’ delineato lo zoccolo duro – dice Piero – si sono avvicinati molti ragazzi che faranno sicuramente bene e stanno ereditando la mentalità 1983…”

FONTE ULTRASRIONERO

50.000 VOLTE GRAZIE

30 Agosto 2006 1 commento


NON AGGIUNGO ALTRO
DICO SOLO CHE SOLO VOI CHE SIETE SEMPRE QUI SAPETE QUANTO CI TENGO E QUANTO SONO GRATO A VOI TUTTI
GRAZIE INFINITE SOPRATTUTTO A

- ULTRAS ITALIA
- BubbleBlowers
- ilclan
- ALMANACCO PIACENTINO
- IN ALTO LE PINTE
- ONORE E FEDELTA CT
- The Terrace – il calcio e il tifo britannico
- whensundaycomes
- E IO SON FIERO del mio sognare
- OLD FANS FONDI
- OMINO DI FERRO
- pensiero 1920
- nonick 1969
- BED BOYS 1989
- CASUAL
- punta marina casual
- Tales from the Kapital
- CASUAL LIFE
- noi della DRINKING CLASS
- ola gabbiano portaci lontano…
- To be someone
- PELLE CANAVESANA
- BRIGATA PINELLO
- CASUALMENTE DISTINTI
- PENSIERO ULTRA’
- STORIE CASUALI
- super filmati da sballo
- qual’e’ il punteggio??
- ULTRAS SANDONA’
- PRESENZE CASUALI -city of manfredonia-
- BRIGATA RONDO
- TELA DI PENELOPE
- Fino all’ultimo bandito
- ULTRAS PN
- Blowin’ Bubbles
- Soccer Casuals
- Working Class Kids
- One step beyond!
- COMBAT 16
- CURVA SANNITA
- Rimini Casual – Brigata Luppolo
- A.C.A.B.
- V.N.F.1992
- NUPP
- PADRONI DEL PALLONE
- ULTRAS ROTONDELLA
- PEGGIOR BAR DI CARACAS
- PENSIERI GRANATA
- LA CREW
- nikissive.
- ALE 77
- NOI FELICI POCHI
- RAGUSA CREW
- INFERNI RIBELLI
- CARRARA SIAMO NOI
- UNA VITA DA ZEB BENEVENTO
- ULTRA’ LODIGIANI 1996
- ULTRAS DONIA FANZINE
- ULTRAS CAVESE
- ULTRAS PUTEOLANA
- SENZA PADRONI
- TIFOSI ANGOLANI
- BLOG BIANCONERO

QUI SOPRA SONO RIPORTATI I NOMI DEI BLOGGER DAI QUALI RUBACCIO DIVERSO MATERIALE
SE VOLETE VISITARLI E FACILE ANDATE QUI DI FIANCO E C’E L’ELENCO COMPLETO
CLICCATE SOPRA E VIA MERITANO TUTTI UN GROSSO APPLAUSO

L’ELENCO E’ NON IN ORDINE PARTICOLARE MA CASUALE
COME LI HO INSERITI LI HO LASCIATI

DUNQUE BVFATECI UN SALTO SONO VERI ULTRAS E GRANDI APPASSSIONATI DEL MOVIMENTO
SALUTI

CHIEDO SCUSA A TUTTI GLI AMICI BLOGGHER

30 Agosto 2006 Commenti chiusi


scusate amici se mi sono assentato per 3 giorni ma arrivato in quel di piacenza
a casa dei miei genitori ho trovato un grosso problema presente nel computers di mia sorella
solo oggi ho risolto con un costo minimo di 50 euri
alllora eccomi tornato sono dinuovo qui a gestire il blog dedicato a noi ultras senza frontiere che nel suo piccolo raccogli molti consensi e poche critiche
e questo fa piacere
aspetto da voi tutti nuovi racconti da pubblicare qui la voce di noi ultras liberi

allora ragazzi si riparte

dopo questo mess si ripartira con racconti strappati ma sempre con tanto di pubblicazione della fonte dai blog amici quelli gestiti da veri ultras
senza frontiere

SALUTI E FORZA ULTRA’

Volete gli ultras in galera mentre inculate l’Italia intera!

26 Agosto 2006 4 commenti


In questi giorni relativamente allo scandalo calcio dove tutti sapevano ma nessuno (a parte alcune curve con i propri striscioni)ha mai fatto uscire nulla,si apprende che la Juventus tramite i suoi legali ha fatto richiesta alla Figc di una richiesta danni per una cifra pari a 130 milioni di euro.Tralasciando i ricorsi al Tar,le richieste di assoluzione ecc,mi viene da ridere(o da piangere…)pensare a quale cifra dovrebbero richiedere,tifosi,abbonati di tutte le squadre di A,gente che sulle partite ha scommesso,sportivi traditi ecc…Fortunatamente per quanto mi riguarda,la serie A(il calcio stra miliardario,il campionato più bello del mondo)ho smesso di seguirlo da un bel pò…preferisco il mio Carpi anche se non vinceremo scudetti,non giocheremo in stadi famosi,non acquisteremo mai fuoriclasse e non andremo mai nelle coppe europee.Se fossi un tifoso di una squadra di serie A,l’abbonamento nella mia curva,probabilmente, l’avrei fatto comunque(perchè,al di là di tutto, di andare in curva non se ne può fare a meno e poi bisogna cercare di resistere per la propria dignità…)però ci sarei andato magari rassegnato perchè nonostante tutto il poverone alzato,non ci sarà nessun cambiamento.

FONTE http://ale77.splinder.com/

E IL MOMENTO DI RIPARTIRE

26 Agosto 2006 Commenti chiusi


Non è possibile svolgere alcun tipo efficace di analisi sugli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto il mondo del calcio italiano se non si parte dalle trasformazioni che hanno investito il sistema calcio negli ultimi anni: trasformazioni che hanno avuto una portata di carattere storico, sociologico, culturale, politico e infine economico. La combinazione di questi fattori ha profondamente modificato lo scenario. E, purtroppo, non tutti gli attori del sistema hanno avuto la capacità e la voglia di adattarsi ai mutamenti in corso. Il calcio è stato trattato come un gioco, dimenticando, o peggio facendo finta d?ignorare, che esso genera annualmente un volume d?affari stimabile in almeno 5-6 miliardi di euro. Tale, cioè, da fare dello sport più amato dagli italiani una delle principali aziende del Paese.Quadro di riferimento – In principio, e fino all?inizio degli anni Ottanta, le società calcistiche furono costituite per consentire la pratica dei propri membri-associati. La forma costitutiva era quella degli enti associativi, con scopi ricreativi. In quanto tali, potevano rientrare nell?ambito delle associazioni mutualistiche. Le caratteristiche fondamentali delle associazioni sportive erano: struttura aperta con possibilità di mutamento dei componenti, organizzazione fissata dallo statuto sociale, patrimonio proprio distinto da quello degli associati. L?unica differenziazione fra le associazioni calcistiche e le altre associazioni sportive è che alle prime era richiesto un minimo di forma scritta, nello specifico lo statuto sociale che andava allegato alla domanda di affiliazione alla federazione sportiva. A tutt?oggi questa tipologia di organizzazione viene attuata dalla maggior parte delle società calcistiche dilettantistiche. Con il profondo evolversi della situazione socioeconomica le associazioni calcistiche si sono rivelate inadeguate alla gestione delle trasformazioni. Il solo contributo volontario degli associati non è stato più sufficiente alla copertura delle spese e pertanto le associazioni sono state costrette a rivolgersi al mercato per far fronte alle necessità. Si è quindi imposta, da parte delle autorità calcistiche, la necessità di dotare le società di nuovi impianti normativi che costituissero un quadro di riferimento adeguato.È in quest?ottica che il Consiglio federale della Figc emanò nel 1966 due distinti provvedimenti. Con il primo, del 16 settembre, intendeva sciogliere i consigli direttivi delle associazioni calcistiche professionistiche, con conseguente nomina di un commissario straordinario dotato di pieni poteri gestionali per ciascuna di esse. Con il secondo, del 16 dicembre, promulgò una forma di statuto-tipo obbligatorio per tutte le società calcistiche maggiori, i cui tratti salienti prevedevano l?impossibilità di ripartire gli utili fra i soci in caso di scioglimento, l?obbligo di devolvere le somme residue a un fondo di assistenza del Coni, l?obbligo di restituire ai soci il solo valore nominale delle azioni possedute. Contemporaneamente iniziava a farsi largo fra le autorità governative l?idea che le associazioni calcistiche dovessero darsi la forma delle società per azioni, sulla scorta di ciò che alcune società di calcio avevano già fatto di propria iniziativa senza attendere l?obbligatorietà delle norme: mi riferisco al Torino Calcio nel 1959, al Modena Football Club nel 1962 e al Napoli Calcio nel 1964. Nel periodo considerato, il cui termine può ragionevolmente essere posto nel 1981 con l?emanazione della Legge 23 marzo 1981 n. 91, tutto sommato le società riescono a essere gestite in una forma ludico-sportiva: la dimensione economica del settore è ancora limitata, gli interessi economici da tutelare sono poco rilevanti e l?organizzazione dei club è di fatto inesistente, prevalendo la forma del mecenatismo puro. È questa la stagione di una serie di presidenti mecenati che hanno fatto la storia del calcio e hanno riempito le cronache giornalistiche di quegli anni. La generazione cioè di Costantino Rozzi, di Romeo Anconetani, di Domenico Luzzara, dei fratelli Massimino va certamente inquadrata all?interno di quel contesto storico e culturale, quando il calcio era una passione pura e non uno strumento di business.Con l?introduzione della citata legge 91 del 1981 il legislatore ha cercato di porre rimedio a tutta una serie di problemi che nel frattempo si erano affacciati nel mondo del calcio. Infatti i principali contributi della legge sono stati: l?aver stabilito i criteri dello sport professionistico con la definizione della figura dello sportivo professionista, l?aver stabilito i requisiti essenziali per la costituzione, il controllo della gestione e la liquidazione delle società, l?aver determinato le caratteristiche e le competenze delle federazioni. Lo scopo dei club, da sportivo-ludico, si è trasformato in ‘non lucrativo’, gli utili vanno reinvestiti, la dimensione economica del settore è diventata progressivamente maggiore e nell?organizzazione dei club inizia a fare capolino un criterio economico di gestione orientata al risultato sportivo. Inoltre la legge ha emanato una serie di disposizioni di carattere tributario e ha istituito le norme che hanno abolito il “vincolo sportivo”, ovvero quell?istituto che attribuiva alle società sportive il diritto di utilizzazione esclusiva delle prestazioni di un giocatore. Con tale abolizione le società hanno acquisito una notevole forza contrattuale nella gestione del contratto dei giocatori: con la conseguenza che il giocatore doveva quasi sempre accettare la destinazione decisa dal club di appartenenza.Tale situazione è rimasta di fatto immutata per circa quindici anni fino alla emanazione della legge 18 novembre 1996 n.586. Il 15 dicembre 1995, all?indomani della celebre ‘sentenza Bosman’, il quadro di riferimento fin qui delineato mutò in maniera repentina grazie alla battaglia giudiziaria del coraggioso giocatore Jean Marc Bosman, che citò per danni la sua società di appartenenza, il Liegi, e la Federazione calcistica belga colpevoli d?aver impedito con una serie di norme restrittive il trasferimento a un club francese con cui il giocatore aveva trovato accordo dopo la conclusione del suo contratto con il Liegi. Le conseguenze della lunga battaglia giudiziaria intrapresa da Bosman sono giunte anche in Italia. E il dibattito sportivo culturale e politico ha dato il la a una serie di modifiche sfociate nella legge 586 del 1996. Con quella legge s?è stabilito che le società potessero effettuare la distribuzione degli utili fra i loro azionisti, con l?esclusione del 10% degli utili da reinvestire nell?attività. A questo punto la dimensione economica del settore ha ormai raggiunto dimensioni ragguardevoli, i club hanno iniziato a sviluppare un orientamento al mercato e di conseguenza iniziano a dotarsi di una struttura complessa che consenta loro di conciliare lo sport con quell?orientamento al profitto che è tipico delle organizzazioni business oriented. Anche l?atto costitutivo delle società può prevedere nell?oggetto sociale lo ‘svolgimento di attività connesse e/o strumentali all?attività sportiva tipica’, con le quali si dà il via alla diversificazione delle diverse fonti di guadagno delle società. Ciò ha avuto conseguenze di due tipi. Le prime hanno implicato la necessità di cercare una remunerazione del capitale investito, individuando politiche aziendali volte a fronteggiare i costi nel breve periodo e a garantire la solidità economica, patrimoniale e finanziaria delle società nel medio-lungo periodo. Le seconde hanno imposto ai diversi club di dotarsi d?una struttura aziendale e manageriale adeguata: capace da un lato di valorizzare le diverse funzioni e aree d?impresa, e dall?altro di sfruttare tutte le possibili forme di ricavo legate all?attività tradizionale. In sostanza le trasformazioni hanno imposto alle società, e soprattutto ai loro dirigenti e azionisti, di compiere una necessaria riflessione circa gli assetti societari e di management. Il mercato ha richiesto l?utilizzo di strumenti e di tecniche di gestione aziendale sulla scorta delle aziende market oriented e profit oriented, fino ad allora scarsamente utilizzati nelle società calcistiche. Le società nelle quali la proprietà è stata in grado di ritornare al suo ruolo primario – che dovrebbe essere quello di indicare gli obiettivi e le mission, lasciando a manager competenti l?onere e l?onore di sviluppare le attività e le tecniche necessarie al raggiungimento degli obiettivi indicati dalla proprietà – sono riuscite a superare indenni le trasformazioni imposte. Di contro, le società nelle quali è stata prevalente la figura del presidente mecenate e accentratore sono state più difficilmente in grado di adeguarsi ai mutamenti. Talvolta hanno pagato prezzi molto alti, causati dall?irrazionale resistenza al cambiamento, proprio perché l?approccio al business è stato meramente soggettivo ed è stato lasciato pochissimo spazio a figure manageriali che sarebbero state utili, se non indispensabili, nel nuovo contesto socio economico di riferimento.I numeri del sistema – Per capire quanto profondamente sia mutato lo scenario è utile analizzare le variazioni del fatturato complessivo della serie A e della serie B. Nel 1991 il fatturato complessivo delle società di calcio in serie B era di poco superiore ai 100 milioni di euro. Dopo dieci anni lo stesso dato era raddoppiato, toccando la cifra di quasi 220 milioni di euro. In serie A il divario era ancora più marcato, poiché nel 1991 il fatturato era di circa 375 milioni di euro, mentre dopo dieci anni era più che triplicato, arrivando alla cifra di circa 1200 milioni di euro. Però mentre, nel 1991, la voce ‘stipendi per giocatori e dipendenti’ era in serie B di soli 63 milioni di euro, nel 2001 tale voce ammontava a circa 220 milioni (quindi le società spendevano per la sole voce stipendi una cifra pari al fatturato). In serie A le stesse voci davano una spesa di 153 milioni di euro nel 1991 e di 867 milioni di euro dopo dieci anni. Il sistema rivela tutti i suoi limiti se si pensa che gli altri costi operativi e il costo degli ammortamenti e delle svalutazioni a volte sono stati superiori alla voce di stipendi per i giocatori e il personale. In questo contesto le società hanno pensato che il solo ricorso a sponsorizzazioni e a meccanismi di cessione dei diritti televisivi garantisse la sopravvivenza, trascurando la diversificazione dei ricavi, evitando di comprimere i costi e di valorizzare i settori giovanili, andando all?inseguimento di giocatori rappresentativi, e costosi, che potessero garantire il raggiungimento immediato di risultati sportivi o di ricche sponsorizzazioni in grado di coprire i costi.I presidenti, i manager, i giocatori, i procuratori e i mediatori di ogni genere hanno iniziato un gioco al rialzo che ha prodotto effetti perversi sui conti delle società: che nel frattempo, non essendo capaci di efficaci programmazioni, hanno aumentato a dismisura il numero dei giocatori in organico a ogni singola squadra. Nel campionato 1977/78 la Juventus di Giovanni Trapattoni ha utilizzato solo 16 giocatori per vincere lo scudetto, e due di quei giocatori non sono stati quasi mai utilizzati. Nel 1987/88 il Milan di Arrigo Sacchi ne ha utilizzati 20, ma sette dei giocatori hanno totalizzato pochissime presenze, e pure quella squadra è ricordata e celebrata per la qualità del suo gioco. A distanza di dieci anni la Juve di Marcello Lippi, con una rosa di 24 giocatori, di cui in cinque non hanno totalizzato più di cinque presenze, è riuscita a vincere lo scudetto e a raggiungere la finale di Champions League. Nessuna azienda riesce a sopravvivere a lungo se il costo del lavoro assorbe quasi tutti i ricavi o, peggio, se da solo è superiore all?ammontare dei ricavi. Anche se questa affermazione è talmente banale da sembrare superflua, le recenti vicende che hanno squarciato il mondo del calcio impongono seria e approfondita riflessione.Le società e i controlli – Le società di calcio sono riuscite a far quadrare i propri bilanci grazie al meccanismo delle cessioni dei giocatori e delle plusvalenze derivanti dalla differenza fra il valore di acquisto e il valore di cessione. Questo meccanismo ha portato a una serie di scambi di giocatori con quotazioni assolutamente spropositate, e con molte operazioni realizzate in prossimità della chiusura del bilancio, che per le società di calcio è infrannuale al 30 giugno, con il solo scopo di pareggiare le perdite e consentire alle società di operare il maquillage sui conti che consentisse l?iscrizione al campionato successivo. L?effetto perverso del meccanismo è stato il peggioramento dei conti successivi: infatti un?elevata quotazione di un giocatore vuol dire un ammortamento adeguato al valore del giocatore, e quindi un peggioramento dei conti in un meccanismo senza fine. Il sistema ha retto fino a quando le società, in previsione di ricavi sempre maggiori per la cessione di diritti televisivi sempre più onerosi, sono riuscite a indebitarsi e a effettuare cessioni fittizie che consentissero un equilibrio apparente. Per fare ciò, con la colpevole complicità di quasi tutti gli attori del sistema, lo stato maggiore del calcio ha escogitato una serie di trucchi, quand?anche non sia stato ricercato il progressivo e consapevole indebolimento del sistema di controlli per consentire il perpetrarsi di uno scellerato sistema di gestione.Valga per tutti il caso della Covisoc. È l?acronimo della Commissione di Vigilanza sulle società calcistiche, che sulla carta dovrebbe avere un funzionamento e poteri simili a quelli che la Consob esercita sulle società quotate. La Covisoc è stata progressivamente svuotata di poteri e privata di strumenti importanti che avrebbero consentito un maggiore e più efficace controllo. Per fare un esempio, fino al 1996 la Covisoc aveva il compito d?intervenire nel merito dei comportamenti delle società calcistiche, per esempio autorizzando i prestiti, e da quella data questi poteri le sono stati revocati. Oggi alla Covisoc, in pratica, è rimasto il solo compito di sorvegliare la gestione economica e finanziaria delle società, al fine di garantire lo svolgimento dell?attività agonistica. Le società di calcio sono obbligate a consegnare i propri bilanci entro un mese dall?approvazione. Le assemblee per l?approvazione dei singoli bilanci possono essere convocate entro novanta giorni dalla chiusura dell?esercizio; quasi tutte le società sforano di ulteriori trenta giorni. Quindi i bilanci arrivano alla Commissione fra novembre e dicembre; una volta ricevuti, la Commissione non dispone di ulteriori strumenti d?indagine e deve quindi limitarsi ad accettare i bilanci acriticamente. Esisteva un tempo un apposito articolo del regolamento della Lega calcio – la Lega calcio può essere considerata come la Confindustria del mondo del calcio – che imponeva alle società l?obbligo di presentare un preventivo gestionale al momento dell?iscrizione. Ovviamente anche tale obbligo è stato cancellato.Le norme federali affermano che possono iscriversi ai vari campionati le società che incassano almeno il triplo di quello che devono alle banche e ad altri creditori. Ed è proprio la Covisoc che deve analizzare i parametri. Nel caso in cui una società non rientri nei parametri, dovrà effettuare nuove capitalizzazioni o trovare nuove risorse prima dell?inizio del prossimo campionato. Il numero delle società non in regola con questi parametri è andato progressivamente aumentando, e anche qui l?escamotage è stato quello di consentire alle squadre di deliberare aumenti di capitale sociale, che è cosa ben diversa dal dover sottoscrivere aumenti di capitale sociale. E a garanzia dei futuri aumenti di capitale, cioè degli impegni presi, è stato consentito alle squadre di presentare delle polizze fideiussorie. Ovviamente, per ammorbidire questo gravoso impegno non è stato imposto alle società di calcio l?obbligo di ricorrere a polizze emesse da banche o da società assicurative di primo piano, ma le si è lasciate libere di far ricorso a società emittenti sulla cui solvibilità sarebbe stato lecito porsi più di un dubbio. La conseguenze di tutto questo è che una squadra può tranquillamente iniziare una stagione senza rispettare i pochi vincoli rimasti.Un altro degli strumenti in mano alla Federazione consiste nel porre sotto tutela i club con bilanci non in ordine, la cosiddetta ‘fascia B’, che impone alle società che ne facciano parte l?obbligo di procedere alla vendita di qualche giocatore prima di effettuare acquisti. Ancora una volta la sfrenata fantasia dei presidenti e la colpevole complicità degli organi deputati al controllo hanno escogitato la soluzione ad hoc. Infatti accade che due presidenti si mettano d?accordo nel dar vita a uno scambio di giocatori che origini la plusvalenza necessaria e sufficiente a riportare la squadra nella fascia A, libera di poter concludere acquisti, cessioni e nuove plusvalenze. Quindi l?avvenuta, e speriamo non irreversibile, crisi di alcune società e più in generale dell?intero sistema del calcio professionistico ha certamente cause che sono da attribuire alla mala gestio dei singoli amministratori e alla culpa in vigilando dei singoli controllori, ma mi sento di dire che con un sistema diverso e con controlli più pervasivi la crisi avrebbe avuto una minore eco e la si sarebbe potuta comprendere fra le crisi di settore normali, fisiologiche. Perché in effetti, se si assimila il settore calcio agli altri settori merceologici ed economici, il fallimento di un?azienda non deve essere considerato una iattura, ma va visto come la risposta del mercato alle incapacità gestionali o all?inadeguatezza dei mezzi di singole aziende.Come ripartire – Il mondo del calcio, i suoi imprenditori, i suoi investitori, le città e le tifoserie coinvolte, le istituzioni, insomma tutti gli attori a qualsiasi titolo implicati, hanno la forza di ripartire e credo che ciascuno debba fare la sua parte senza sottrarsi all?impegno. L?obiettivo di chi vorrà e saprà farsi carico del compito di riportare serenità nel calcio professionistico dovrà essere non soltanto sportivo, ma anche e soprattutto culturale e manageriale. Sempre più difficilmente in futuro potranno raggiungere risultati sportivi d?eccellenza società che non abbiano un management capace e una compagine societaria adeguata. Chi ha gli strumenti e la volontà per riformare il sistema del calcio professionistico dovrebbe prendere come modello quelle società che sono riuscite a coniugare risultati di economicità gestionale, efficacia ed efficienza, con i risultati sportivi. In questo senso è prioritario che si orientino la creazione e l?accrescimento di valore delle società verso coloro che hanno direttamente a che fare con esse, che si trovano in un rapporto diretto e primario d?interesse (quelli che in gergo tecnico economico vengono definiti stakeholders). Esistono esempi di squadre che vi sono riuscite e oggi godono i frutti di una corretta programmazione. Queste esperienze insegnano che gli obiettivi di tutti gli operatori dovrebbero essere la valorizzazione del settore giovanile – che deve diventare un?attività sistematica e non episodica – , la realizzazione di accordi commerciali e di comarketing per allargare le business unit delle società, la ricerca di nuove opportunità reddituali. Fino a quando il conto economico delle società di calcio dipenderà in maniera esclusiva o prevalente dai ricavi della vendita di biglietti o di abbonamenti, e fino a quando le società per sopravvivere avranno bisogno dei ricavi da cessione dei diritti televisivi, non potrà esserci alcun futuro né il settore potrà pensare di offrire una qualche attrattiva a quegli imprenditori che si tengono lontani dal calcio. Per realizzare tutto ciò le società dovranno, da un lato, arricchire la propria cultura manageriale ricercandola anche all?esterno del mondo del calcio. Ma d?altro lato questi cambiamenti culturali dovranno essere accompagnati da una serie di riforme sostanziali delle norme e dei regolamenti che regolano il ‘gioco del calcio’ (già, può sembrare strano a questo punto, ma è ancora di un gioco che in fondo stiamo parlando). I controlli dovrebbero essere più stringenti: alle società va imposto l?obbligo della certificazione del bilancio, l?obbligo di nomina di revisori e amministratori indipendenti e anche l?obbligo di rispettare alcuni parametri di solidità patrimoniale e di redditività.Si potrebbe persino pensare di mettere in palio, ogni anno, la partecipazione alle varie competizioni europee non solo sulla base dei risultati sportivi ma anche sulla base dei risultati economico-gestionali. Penso per esempio alla possibilità di iscrivere una squadra all?Intertoto o alla Coppa Uefa anche sulla base del miglior Roa, cioè quell?indice che misura la capacità reddituale dell?attività tipica, o sulla base del miglior Roe, cioè quell?indice che, misurando la redditività dei mezzi propri, esprime il ritorno dei capitali propri investiti nell?azienda. Questi strumenti potrebbero realmente rappresentare segnali positivi. Potrebbero non soltanto riportare nel mondo del calcio la serenità perduta, ma essere il prodromo a investimenti da parte di investitori anche istituzionali e/o specializzati che dispongono di risorse e competenze. Diversamente il calcio diverrà, purtroppo, sempre più materia da aule di tribunali e da uffici delle procure. Chi scrive, invece, preferisce ricordare l?epoca in cui i terzini portavano il 2 e il 3 scritti sulla maglia e Gigi Riva segnava a raffica e tutti lo chiamavano ‘Rombo di tuono’.

SENZA PADRONI

FABIO CAPPELLO CI HAI ROTTO L’UCCELLO!

25 Agosto 2006 5 commenti


partendo dal presupposto che io oltre a essere un ultras bianconero sono uno che la juve c’e’ l’ha nel sangue
chiedo a tutti i veri ultras e tifosi bianconeri ma non solo lo chiedo anche ai milanisti e ramanisti di sottoscrivere quanto andro’ a dichiarare e scrivere
CAPPELLO ci fai SKIFO
si uno come te non merita nulla e se anni addietro hai tradito milano per andartene in spagna ripudiando chi ti ha data la possibilta di allenare l’A.C. MILAN
dopo qualche anno e dopo aver riportato lo scudetto a roma hai dichiarato che mai saresti andato alla juve del losco moggi
e come sempre succede alle merde come te che fai?
vai alla juve
non contento 2 anni di juve, vinci in coppia con il maiale
e appena si scoprono trucchi e trucchetti che fai?
come al solito te ne vai
allora io mi domando e dico
non sarebbe il caso di bandire un personaggio come lui?
signori non facciamolo piu’ tornare in spagna e’ andato e la deve restare
FABIO CAPELLO SEI LA VERGOGNA DELL’ITALIANO VERO!
e io e spero di non essere solo
ti dichiaro GUERRA!