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Archivio Marzo 2009

omicidio Gabriele Sandri, la Corte rifiuta il rito abbreviato….

21 Marzo 2009 Commenti chiusi


Dall’agente nessuno sguardo alla famiglia

Gabriele Sandri, il tifoso ucciso nell'area di servizio di Badia al Pino AREZZO (20 marzo) - Niente rito abbreviato nel processo per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, morto per un colpo di pistola nell’area di servizio Badia al Pino l’11 novembre del 2007. L’imputato, il poliziotto Luigi Spaccarotella, accusato di omicidio volontario, si è presentato in aula  ma non ha rivolto lo sguardo verso la famiglia Sandri.
L’ansia dei familiari di Gabriele Sandri questa mattina prima dell’incontro: «Vedrò in faccia l’assassino di mio figlio per la prima volta. Immaginate le mie sensazioni», ha detto Giorgio Sandri, padre di Gabriele. Il poliziotto Luigi Spaccarotella ha aspettato in una stanza riservata prima di entrare in aula. «Voglio solo giustizia per Gabriele – ha detto Daniela, la madre del tifoso ucciso – io penso solo a mio figlio che non c’è più». Cristiano, il fratello di Gabriele, ha poi aggiunto: «Finalmente vedremo le sembianze di chi ha ucciso mio fratello».
 
Il primo faccia a faccia. Ai giornalisti che chiedevano ad uno dei difensori del poliziotto, Federico Bagattini, quale sia la condizione di Spaccarotella, il legale ha risposto: «Il suo dolore è il dolore della famiglia». «Come sta? – ha aggiunto Bagattini – Sta male, come una persona che è accusata di omicidio volontario e che è un membro della polizia».

No tv in aula. I difensori hanno chiesto che all’ingresso dell’agente non fossero presenti fotografi e televisioni. Quando l’agente è entrato, con cappotto nero e cravatta blu, è andato a sedersi al suo posto senza guardare in faccia i parenti di Gabriele che si sono scambiati sguardi tra loro e qualche commento.
Fra il pubblico e nell’atrio del tribunale un gruppo di tifosi aretini e laziali, che hanno seguito in maniera composta il procedere dell’udienza.

La madre: doveva mettersi in ginocchio. «Se voleva chiedere perdono poteva mettersi in ginocchio perché ha ammazzato un ragazzo. Si doveva mettere in ginocchio e chiedere perdono lì. Invece non ci ha nemmeno guardato», è stato il commento della madre di Gabriele. «L’ho visto in faccia lui non ha alzato gli occhi, c’è passato davanti come se fossimo colpevoli. Per me Spaccarotella è niente: non desidero la sua morte, vorrei che non fosse mai nato».

Il fratello: ho visto un uomo disteso. Alla fine del processo all’uscita dall’aula il fratello di Gabriele, Cristiano, è apparso piuttosto arrabbiato: «Dopo aver sentito parlare di un uomo provato, di dispiacere – ha spiegato Cristiano – volevo percepire nel suo sguardo qualcosa, un pentimento, un messaggio. Invece non ci ha degnato di uno sguardo. Ho visto un uomo disteso nel volto, tranquillo.È un uomo piccolo, di statura s’intende».

Il legale: mettiamoci nei suoi panni. «Io lo capisco come padre, ma se l’agente li avesse guardati quale sarebbe stato il commento? È uno sguardo di sfida? Mi ha guardato ma non ha avuto il coraggio di avvicinarsi?». Lo ha detto Federico Bagattini, uno dei difensori dell’agente Luigi Spaccarotella, commentando le dichiarazioni critiche dei familiari di Gabriele Sandri, verso l’atteggiamento tenuto dall’agente oggi in aula. «Ci si può mettere, per cortesia – ha aggiunto Bagattini – nei panni di questa persona che comunque è viva ma che è un disperato pure lui?». Domani non si sa se Spaccarotella sarà in aula, dove sono previste le testimonianze dei dipendenti dell’autogrill. 

Le testimonianze dei colleghi. L’agente disse più volte ai colleghi, anche dopo aver saputo della morte del tifoso, di aver sparato due colpi in aria. Uno dei testimoni – quattro quelli sentiti – è stato incerto nel rispondere quando gli è stato chiesto se Spaccarotella ripose la pistola nella fondina dopo il primo sparo. I testimoni hanno detto che quel giorno videro un gruppo di persone aggredire «violentemente» un altro gruppo che si trovava in una Mercedes, nell’area di servizio opposta a quella in cui si trovavano Spaccarotella e i colleghi. Gli agenti accesero la sirena, poi Spaccarotella sparò un colpo in aria. Dopo si mise a correre lungo la strada.

Il secondo colpo. Nessuno dei testimoni che hanno parlato stamani lo ha visto sparare la seconda volta, quella fatale per Sandri. Al suo ritorno, l’agente disse di aver sparato un secondo colpo in aria. «Non specificò – ha risposto un testimone – se fu accidentale». Solo dalle radio di servizio capirono che era morto un tifoso e che lo sparo era di un agente.

«Spaccarotella si mise a piangere - ha spiegato un testimone – ebbe un mancamento». Un agente «non dalla pistola facile» hanno detto i suoi colleghi riferendosi a Spaccarotella. «I testimoni hanno fatto il loro compito a scuola – ha detto il padre di Gabriele, Giorgio – ma uno ha dimenticato la poesia e ha detto che Spaccarotella ha rimesso la pistola nella fondina e poi ha cominciato a correre». «È emerso chiaramente – ha invece commentato un difensore dell’agente, Federico Bagattini -che ci fu un aggressione e che quel primo colpo in aria servì a farla cessare. Quando il colpo è in canna, che ne parta un secondo accidentalmente è molto più probabile». 

Le testimonianze non hanno convinto Giorgio Sandri. «Uno di loro ha dimenticato la poesia studiata a memoria e ha detto che dopo il primo sparo Spaccarotella ha rimesso la pistola nella fondina e poi ha cominciato a correre». E questo contrasterebbe con lo sparo accidentale.

Le prossime tappe. La testimonianza di Sappacarotella in aula è però prevista per la fine di aprile, forse il 23 o il 24. Ammessi tutti i testimoni dal presidente Mauro Bilancetti, tra cui per la difesa, il capo della polizia Luigi Manganelli. Nel corso dell’udienza di oggi saranno ascoltati gli agenti che erano di pattuglia con Spaccarotella l’11 novembre del 2007. Seguiranno, nei prossimi giorni, altri colleghi dell’agente e i giovani che erano in auto con Gabriele Sandri. In base al calendario stilato dal presidente Bilancetti i consulenti di procura, parte civile e difesa, che hanno stilato consulenze di tipo balistico sul percorso del proiettile, saranno ascoltati nelle udienze del 22 e 23 aprile. 

Documenti presentati. Il pubblico ministero Giuseppe Ledda ha prodotto una serie di documenti fra cui il libretto di tiro di Spaccarotella, le planimetrie dell’area di servizio. I difensori dell’agente, Francesco Molino e Federico Bagattini, hanno tra l’altro prodotto un attestato «di alto merito» rilasciato nel 2006 dal ministero a Spaccarotella e un certificato medico che attesta che l’agente è da anni affetto da bronchite spastica. Fra parte civile e difesa c’è stata anche una piccola schermaglia sulla deviazione che avrebbe subito il proiettile: per la prima non ci fu, per la seconda ci fu e fu determinante.

 

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